Francesco Martinico: “La città e la sfida energetica”

La città e la sfida energetica
Francesco Martinico
Professore Ordinario di Urbanistica, Università degli studi di Catania

È stato appena pubblicato il volume Pianificare per la sostenibilità energetica della città, (Maggioli Editore), curato da Paolo La Greca, già Direttore del Dipartimento Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania e da Maurizio Tira, Rettore dell’Università di Brescia. Il volume è l’esito di un lavoro triennale del Centro Nazionale Studi Urbanistici, insieme alle Università di Catania e di Brescia nell’ambito delle azioni dell’Unione Europea per le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, volto a conseguire gli obiettivi del target 2020 e la diffusione di soluzioni energetiche intelligenti, attraverso la loro integrazione nelle pratiche di pianificazione urbana e territoriale.
Della questione della finitezza delle risorse del pianeta, si ha, finalmente, piena consapevolezza. A fronte di risorse limitate e non riproducibili, ben più della metà della popolazione mondiale, e oltre il 75% di quella europea, è divenuta urbana e ha assunto stili di vita molto energivori che impattano pesantemente sull’ambiente. Cambiare il funzionamento delle città è ormai ineludibile, ma la pesante eredità della cattiva gestione del passato fa di questo cambiamento una sfida epocale. Cresce anche il ruolo delle autorità locali e delle strategie di pianificazione nel contrastare la dipendenza dai combustibili fossili e nel ridurre gli impatti del cambiamento climatico. È necessario che ogni città, nelle sue azioni di rigenerazione urbana, ponga la questione energetica quale priorità non solo nell’indispensabile rinnovamento del patrimonio edilizio, ormai non più adeguato alle esigenze di confort sicurezza e qualità dell’abitare, ma anche nel riassetto delle strutture urbane.
Un punto fondamentale, troppo spesso trascurato, è quello che riguarda la forma urbana, la localizzazione delle funzioni e la loro relazione con i sistemi di trasporto. Un altro aspetto è l’inclusione nei piani urbanistici di regole per agevolare e incentivare la produzione sostenibile di energia (fotovoltaico eolico, teleriscaldamento o teleraffrescamento).
Ma è l’idea stessa di città che deve evolvere verso una nozione di “ecosistema sostenibile” in cui è centrale la dimensione ambientale. Un piano regolatore che si limita a disegnare l’impianto viario di una città che cresce senza limiti, assegnando “cubature” alle aree edificabili, è oggi del tutto inadeguato ai nuovi problemi della città. Di fronte alle nuove sfide, al miglioramento energetico degli edifici esistenti, attraverso tecnologie sempre più sofisticate, è indispensabile affiancare altre azioni, osservando tema energetico da un punto di osservazione più ampio: quello della scala urbana e metropolitana. Nel funzionamento energetico della città è centrale la mobilità, la principale responsabile della insostenibilità della condizione urbana.
Le crisi di mobilità sono particolarmente accentuate nel sistema della conurbazione catanese, anche a causa della mancata attivazione di una pianificazione fortemente integrata tra gli aspetti urbanistici e quelli dei trasporti. Questo tema deve essere quindi affrontato integrando le destinazioni d’uso definite dai Prg con le nuove infrastrutture di trasporto.
La cultura urbanistica ha da tempo superato l’idea di sistemi metropolitani costituiti da “new towns” insediate nel “prato verde”, dove la mobilità era prevalentemente garantita delle auto private. La nuova tendenza nelle città metropolitane, anche di dimensioni medie come Catania, è verso forme di densificazione e trasformazione degli insediamenti esistenti.
In questa prospettiva, si è affermato, da oltre un trentennio, il concetto di Transit Oriented Development (TOD), un modo di organizzare o trasformare la città attorno ai “nodi” del trasporto pubblico, concentrando residenze, negozi, luoghi di lavoro, scuole, piccoli parchi e servizi essenziali a breve distanza dalle fermate di un trasporto pubblico efficiente e in grado di trasportare un numero elevato di passeggeri. Un grande parcheggio senza altre funzioni accanto a una fermata della metropolitana è uno spreco inaccettabile di una risorsa pregiata: l’accessibilità.
Applicando questo principio, si è avviata sia la realizzazione di nuovi quartieri, nelle nazioni dove ancora la crescita demografica ed economica richiede questo tipo di interventi come per esempio Hong Kong, che la riconversione delle zone servite da nuove linee di trasporto. In molte città americane (per esempio: Pasadena in California, Portland in Oregon o Denver nel Nevada), si sono riconvertiti centri commerciali, zone industriali o grandi aree di parcheggio, collocati in un raggio di 500-700 metri dalle stazioni di metropolitane o di tranvie. Queste aree sono state trasformate in quartieri che comprendono residenze, commercio di vicinato, servizi e uffici, sempre caratterizzati da un’elevata qualità dello spazio pubblico, per rendere accessibile ai pedoni il trasporto pubblico. Anche in Europa si realizzano interventi di questo tipo, in Germania (il quartiere Vauban, a Friburgo, e Willemsburg, ad Amburgo), in Svezia (Hammarby, a Stoccolma) e in Norvegia (Aker Brigge a Oslo).
Il caso del successo della Metropolitana a Catania, a seguito dell’apertura delle nuove stazioni e dell’aumento della frequenza del servizio, dimostra come la qualità del trasporto pubblico sia la scelta vincente per attivare comportamenti di mobilità “energeticamente sostenibili”. Ma questo conferma la necessità di orientare anche le scelte urbanistiche, per renderle coerenti con il grande investimento effettuato. Una prima azione, da realizzare con urgenza, deve essere il miglioramento dell’accessibilità pedonale attorno alle stazioni, ma anche questo rappresenta solo un primo passo.
Le aree attorno ad alcune delle stazioni della Metro attualmente in funzione o di prossima attivazione (Milo, San Nullo, Nesima, Monte Po e Misterbianco Industriale) ben si prestano ad una trasformazione nella direzione del TOD, riutilizzando le aree dismesse, introducendo nuove funzioni (terziario ma anche servizi e produzioni innovative) e aumentando la densità residenziale. Il nuovo assetto di zone oggi degradate richiede un’accurata progettazione del verde e dello spazio pubblico, anche nella prospettiva di combattere le onde di calore, conseguenza del cambiamento climatico, aumentando la dotazione di verde nello spazio pubblico.
Su questi temi si concentra il lavoro dei docenti delle cattedre di Tecnica Urbanistica e Urbanistica del Dipartimento Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania, attraverso le attività di ricerca applicata svolte nel laboratorio per la Pianificazione Territoriale e Ambientale (Lapta), poiché la riconversione energetica della città è anche una grande occasione per migliorane la qualità complessiva.